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stemma della rivista Natura - La nuova rivista del Corpo Forestale dello Stato
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Una Riserva a regola d’arte

 
di Luisa Lauricella
 
 

Nella Riserva Naturale Statale di Pian degli Ontani a Cutignano il percorso didattico si arricchisce di nuove opere ispirate al gioco e alla natura

 

Se la vostra idea d’estate non si ferma alla stessa spiaggia e stesso mare, si può provare il piacere di emozionarsi fra i faggi e gli abeti nel Pian degli Ontani, in un luogo magico, curato e mantenuto con passione e competenza dall’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Pistoia. La Riserva Naturale Statale in provincia di Pistoia è una foresta intatta fra le montagne, un posto unico per ritemprarsi dal calore e allontanare da sé lo stress, grazie ai benefici offerti dalla natura che da sempre ha il potere di rasserenare gli animi. Pian degli Ontani era già conosciuto ed apprezzato per le sue caratteristiche ambientali, tanto da essere parte delle Reali Possessioni del Granduca di Toscana. La sua altitudine e le sue caratteristiche naturali lo rendono un paesaggio unico e magnifico in cui passeggiare fra gli alberi e, da agosto, anche vedere e vivere l’arte nel bosco.

 
 

GIOVANNINO E IL SUO ORTO NEL BOSCO

 

Insegnare ad entrare in sintonia con la natura per rispettarla e difenderla è uno degli obiettivi che persegue la Forestale quando accoglie i visitatori nelle proprie Riserve. A Pian degli Ontani un percorso ben curato conduce il visitatore all’interno del bosco. Lungo la via sono presenti anche spazi per ristorarsi con un sorso di acqua sorgiva zampillante da una fontana di pietra ma soprattutto luoghi dedicati all’arte e all’immaginazione, dove l’arte si concilia con l’ambiente senza mutarlo ma diventandone parte, come avviene “nell’Orto di Giovannino”. Si racconta che Giovannino fosse un pastore che nei primi del 900 trascorreva i mesi da giugno a settembre in uno spiazzo nel bosco, dove coltivava piante. A settembre lasciava la selva per tornare in Maremma, dove viveva il resto dell’anno. Oggi il primo punto di sosta che si incontra è proprio quella radura pianeggiante che prende nome dal pastore e al posto delle piante si coltivano semi di allegria, natura e arte. Nell’Orto infatti, sette artisti hanno voluto ricreare un ambiente fantastico a misura di bambino e di chi ha voglia di guardare il mondo con occhi creativi e gioiosi. Nell’orto del pastore hanno costruito giochi, interattivi e non solo, realizzati con materiali naturali e immersi nell’ambiente circostante, tanto da permettere a chi prova questi “balocchi” di entrare ancora più in sintonia con tutta la naturale bellezza che c’è a Pian degli Ontani. 

Carta d’identità
Superficie: 590 ha
Regione: Toscana
Provincia: Pistoia
Comune: Cutigliano
Istituzione: DM 13 luglio 1977
Altitudine: min. 1100 m max 1770 m
Altre classificazioni: Riserva Biogenetica; Zona di Protezione Speciale “Pian degli Ontani” ai sensi della direttiva 79/409/CEE e succ. mod. riguardante la protezione degli uccelli; in parte inserito nel Sito d’Importanza Comunitaria “Alta Valle del Sestaione” istituito ai sensi della Direttiva 92/43/CEE

Come arrivare

In auto
:
Da Nord: Prendere l’autostrada A1, seguire A1 in direzione di SP467/SP467R a Fiorano. Continuare su SP467/SP467R. Prendere SS12, Str. dell’Abetone e del Brennero, SP40, SP324 e Strada Provinciale 20/SP20 in direzione di Via del Piano a Pian degli Ontani.
Da Sud: percorrere l’autostrada A1 fino a Pistoia. Prendere l’uscita verso Abetone/Modena da Via Raccordo Autostradale. Continuare su SS66. Proseguire in direzione di Via del Piano a Pian degli Ontani.
Da Pistoia: percorrere prima la SR 66 e poi la SS12 fino alla loc. Casotti di Cutigliano, dove si devia sulla SP 20 in direzione di Pian degli Ontani/Pian di Novello.
In treno: si può raggiungere la stazione ferroviaria di Pistoia. Si prosegue in autobus con le Autolinee Copit. Per consultare gli orari dei treni visitare il sito www.trenitalia.com

Numeri utili
Ufficio Territoriale Biodiversità di Pistoia (Pt) Via del Carmine n. 8 51100 Pistoia (Pt)
Tel 057323103 Fax 057323104
Email utb.pistoia@corpoforestale.it 

Posto Fisso di Pian degli Ontani, Via Forestale n. 10 51024 Cutigliano (PT), tel. 0573/6733

 
 
 
 

SETTE ARTISTI "A PROVA DI GIOCO"

 

I sette artisti, Simone Azzurrini, Leonardo Begliomini, Andrea Dami, Dario Longo, Flavio Pacino, Cristina Palandri e Silvio Viola, hanno concepito altrettante opere, ognuna caratteristica e ispirata a giochi spesso desueti, creando questo vero e proprio “parco artistico” dedicato ai giochi che furono, e soprattutto a natura e fantasia. Queste le opere: In attesa della neve di Dario Longo è una famiglia di grandi pupazzi realizzati con sezioni di tronco d’albero; nei pressi sono stati posti altri dischi di legno, la costruzione di altre figure immaginarie che facciano compagnia ai tre solitari i quali, normalmente, esistono soltanto grazie alla neve. Il teatro di Beatrice di Leonardo Begliomini, è un omaggio alla poetessa Maria Beatrice Bugalli vissuta in questi luoghi nell’Ottocento e meglio conosciuta, infatti, come Beatrice Pian degli Ontani. È un palcoscenico per chiunque voglia declamare poesie, barzellette, cantare o raccontare storie per i presenti. La casa del sole e della luna di Cristina Palandri, è uno spazio “domestico” in cui sedersi per immaginare quanto l’astro e il satellite facciano parte delle nostre fantasie, e così raccontare le proprie vicende o inventare storie, magari ispirandosi a quanto avviene oltre le aperture praticate nella casetta. La bilancia armonica di Flavio Pacino è una struttura apparentemente precaria, una sorta di marchingegno “impossibile” il cui telaio sostiene forme immaginarie grazie alle quali si possono creare equilibri estetici, capaci di rapportarsi con quelli presenti nella natura circostante. Un gioco, quindi, per educare alla bellezza. Il gioco della Lippa di Silvio Viola è ispirato a uno dei giochi popolari italiani risalente al XV sec. e molto praticato dopo il secondo dopoguerra. La mazza e la lippa (cilindro di legno appuntito alle due estremità) sono ingigantite, per eleggerne la priorità rispetto al consimile gioco americano del baseball. All’interno di un contenitore si possono trovare gli attrezzi reali per dare inizio al gioco. Il labirinto alchemico di Simone Azzurrini, un percorso “segnaletico” spiraliforme che conduce a un avvallamento. Un luogo in cui valutare il tempo e l’abilità con la quale si sono superati gli ostacoli lungo il cammino. Gli alberi parlanti di Andrea Dami. Si tratta di una coppia di “alberi cavi” in cui rintanarsi per sperimentare quanto sia possibile dare voce a dei tronchi. Inoltre, all’interno di uno dei due, l’artista ha predisposto degli “strumenti” sonori che possono consentire di “duettare”, come gnomo o folletto, con le invenzioni vocali di chiunque abiti le “tane”.

 
 

APPUNTAMENTO DAL 6 AGOSTO PER VIVERE L’ARTE E IL GIOCO

 

Per chi volesse osservare gli artisti nella fase creativa, sarà possibile accedere all’Orto di Giovannino dal 6 agosto e partecipare ai giochi fatti nella natura, con la natura e per la natura! I giochi, infatti, resteranno immersi nel bosco, diventando di fatto parte di esso. Col tempo questi balocchi, creati con materiali naturali, si fonderanno totalmente l’uno con l’altro. I giochi ispirati al passato e alla natura, sono un momento di svago e di liberazione per la fantasia e predispongono l’animo a godere delle bellezze dell’ambiente circostante. Il parco artistico è aperto tutto l’anno ed in ogni stagione sarà possibile apprezzare le mutazioni dell’ambiente e dei giochi che troveranno vita e ragion d’essere grazie alla fantasia e alla sensibilità di ogni visitatore che vorrà immergersi nella loro fanciullesca magia.

 
 

PIAN DEGLI ONTANI, UNA FORESTA DENSA DI BIODIVERSITÀ

L’attuale foresta, che apparteneva alle Reali Possessioni del Granduca di Toscana, è divenuta nel 1871 patrimonio indisponibile dello Stato Italiano e da allora è stata gestita dal Corpo forestale dello Stato. Si estende per 590 ettari nel comune di Cutigliano, nel bacino idrografico del Torrente Sestaione, fra quota 1100 e 1770 metri ed è caratterizzata da un paesaggio montano appenninico con faggete, boschi misti mesofili, praterie di crinale e brughiere montane. Oltre al faggio, all’abete bianco, raro abete rosso e sporadiche latifoglie (acero montano, frassino maggiore, salicone, maggiociondolo) sono presenti molte specie erbacee dalle fioriture appariscenti quali la genziana minore, la belladonna, l’erba cornacchia di Zanoni, la sassifraga a foglie rotonde o erba stella. Fra i mammiferi presenti il lupo,la martora e la faina, carnivori all’apice della catena alimentare, oltre all’arvicola delle nevi, lo scoiattolo, il capriolo. In  foresta sono stati censiti numerosi chirotteri, alcuni assai rari e vulnerabili come il vespertilio di Natterer, il vespertilio di Bechstein e la nottola gigante. I crinali aperti, sopra il limite del bosco, costituiscono aree di caccia per l’aquila reale che nidifica poco lontano. Gli ambienti rocciosi sono frequentati dal sordone, dal culbianco e dal codirossone. In ambiente forestale oltre alle cince, allo scricciolo, al fringuello, si possono incontrare il luì verde ed il ciuffolotto e, in particolare nei boschi misti di faggio ed abete, è segnalata la presenza del rampichino alpestre. Tra le specie di anfibi e rettili di interesse naturalistico si rinviene il biacco, la biscia dal collare, la lucertola muraiola, la rana agile, la rana alpina o montana e la salamandra pezzata. Il Corpo forestale dello Stato svolge nella Riserva attività di sorveglianza, tutela della biodiversità ed educazione ambientale, accompagnando nelle visite alla scoperta della grande ricchezza naturale di questa area appenninica. L’area espositiva dell’Orto di Giovannino, dove trovano collocazione le opere d’arte, va ad aggiungersi al “Percorso dell’Amicizia”, realizzato nella vicina Riserva Naturale Biogenetica di Abetone, quale ulteriore spunto per coinvolgere i visitatori nella conoscenza delle ricchezze naturali di questi luoghi, oltre che stimolo per accrescerne il rispetto e la conservazione. La visione delle opere d’arte, costruite con materiali naturali e collocate con cura nel contesto forestale, permetterà quindi agli escursionisti di calarsi nella dimensione “magica” della natura ed uscirne rigenerati e pronti ad osservare il mondo con occhi “nuovi”. Un percorso didattico veramente per tutti.


 
 
 

I PRODOTTI TIPICI DI PISTOIA

Il pecorino a latte crudo.
È prodotto da famiglie di pastori e casari che fanno pecorini come cento anni fa. Portano le pecore in alpeggio, usano caglio naturale e non si sono mai sognati di pastorizzare il latte, che proviene dalla mungitura - a volte manuale - delle Massesi, pecore dal pelo nero lucido e dalla testa leggera con profilo montonino e corna scure a spirale. I casari- allevatori producono tre tipi di pecorino: il fresco (che stagiona da 7 a 20 giorni), l’abbucciato (che stagiona almeno 35 giorni) e il pecorino da asserbo (che stagiona due o tre mesi, ma anche un anno). 
 
Tutti e tre hanno forma rotonda (i primi due pesano da 1 a 1,8 chilogrammi; il terzo raggiunge anche i 3 chilogrammi). La crosta è liscia, più o meno abbucciata a seconda della stagionatura, di un colore che va dal giallo paglierino al marrone grigio. La pasta è bianco avorio. Per il pecorino fresco, la nota dominante al naso è quella lattea e, in certi casi, si avverte l’erba verde. In bocca è dolce, pastoso, con una vaga sensazione finale di miele amaro. L’abbucciato ha profumi più intensi del fresco, con note che tendono al selvatico.
Il sapore è più ricco, più complesso, con una lieve sensazione di castagna nel finale. Il pecorino stagionato ha profumi leggermente pungenti, che ricordano il Parmigiano stagionato, con una vaga nota piccante nel finale e buone sensazioni di pascolo e di fieno. Si mangia con il pane toscano, con la polenta, con le patate lesse, con le pere e con i necci (frittelle di farina di castagne cotte sui “testi” arroventati sul fuoco). Non ci possiamo certo dimenticare né della ricotta, né del ravaggiolo e della ricottina, tre golosità che si degustano fresche di giornata.
 

La farina dolce di castagne
La zona di produzione della “Farina Dolce di Castagne della Montagna Pistoiese” ricade nella provincia di Pistoia estendendosi su circa 53.767 ettari e comprende i seguenti comuni: Abetone, Cutigliano, Piteglio, Pescia, Marliana, San Marcello Pistoiese, Sambuca Pistoiese, Pistoia, Montale. La farina dolce di castagne della Montagna Pistoiese
 
è prodotta con metodi e tecnologie tradizionali tipiche locali, utilizzando seccatoi (denominati metati) e mulini tradizionali situati nell’area di produzione e ottenuta mediante la trasformazione di castagne derivate dalle seguenti varietà: Carpinese o Carrarese, Pastinese, Ceppo, Calarese, Mondolo, Rossolo, Molano, Pego, Nerattina, Pistolese, Brandigliano, Salvana. In generale tutte le suddette varietà hanno una pezzatura superiore a 100 castagne per Kg e sono tutte adatte alla trasformazione in farina, concorrendo a conferire, ognuna, una particolare caratteristica organolettica; la Carrarese o Carpinese viene riconosciuta come la varietà più dolce e profumata, mentre la Pastinese presenta, in genere, una maggior conservabilità, ma perde velocemente le proprie caratteristiche organolettiche (tanto che raramente viene usata da sola)
La farina dolce di castagne della Montagna Pistoiese presenta consistenza fine sia al tatto che al palato, colore variabile dal bianco all’avorio, sapore dolce con eventuale leggero retrogusto amarognolo e profumo intenso di castagne. La coltivazione del castagno sulla Montagna Pistoiese ha radici antiche. Le motivazioni essenziali sono da rilevarsi nell’estrema povertà di questo comprensorio, dove specialmente in inverno le avverse condizioni climatiche creavano gravi problemi di sopravvivenza. 
 
Il castagno era ed è l’unico albero da frutto coltivabile in maniera estesa, con cure relativamente limitate, capace di offrire una risorsa alimentare completa. Una volta raccolte, le castagne vengono portate nel metato per l’essiccazione. Il metato è un edificio con pareti e tetto di lastre di pietra, diviso al suo interno in due livelli da un solaio (“graticcio”) di legno di castagno sul quale vengono stivate le castagne fresche. Al centro della stanza al piano terra viene acceso e alimentato costantemente per 40 giorni un fuoco di legna i cui fumi e calore passano attraverso il graticcio e lo strato di castagne. È fondamentale che la temperatura rimanga costante poiché un calore troppo elevato accelera l’essiccazione delle castagne, con conseguente ottenimento di farina di scarsa qualità. Una volta essiccate, le castagne vengono stese sull’aia e battute con bastoni di legno per eliminare la buccia, quindi raccolte in sacchi e portate al mulino dove vengono lavorate con macine in pietra. Dopo essere stata ritirata dal mulino la farina viene vagliata, trasportata in azienda e stivata pressandola manualmente in contenitori di legno. L’impiego di contenitori di legno di castagno consente la giusta traspirazione e, di conseguenza, il compattamento e l’indurimento della farina che diviene un corpo unico. Il compattamento mantiene le caratteristiche organolettiche della farina appena macinata inalterate per oltre un anno. La provenienza esclusivamente locale delle castagne e la tradizionale tecnica di essiccazione nei metati conferiscono alla farina di castagne pistoiese un sapore particolare. Il Museo di Rivoreta espone i tradizionali utensili adoperati dai castanicoltori, come ad esempio i testi per fare i “necci”, che si realizzano con l’uso della farina di castagne. In molte delle manifestazioni locali o feste paesane dei mesi di ottobre e novembre sono sempre presenti prodotti tipici a base di farina di castagne (biscotti, necci, polenta).