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stemma della rivista Natura - La nuova rivista del Corpo Forestale dello Stato
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Caprera e l’eroe dei due mondi

di Cristiano Manni
 
 

Lo spirito del valoroso comandante le cui gesta echeggiano nel tempo sull'isola che profuma di mirto

 

L'Isola di Caprera è una delle bellissime perle dell'Arcipelago della Maddalena. È raggiungibile via mare da Palau, un piccolo borgo marinaro all'estremo nord della Gallura da dove, oltre le sagome delle isole, al di là dello stretto di Bonifacio, vessato dal vento e dalle correnti marine, si vedono gli imponenti monti della Corsica. L'isola è un frastagliato monolite di granito, residuo dell'orogenesi ercinica di circa 300 milioni di anni fa, come buona parte della Sardegna e della Corsica. Le coste sono per lo più rocciose e molto frastagliate, con alcune piccole, ma splendide spiagge che si aprono tra gli scogli.
Il vento soffia frequente e sostenuto tra i cespugli della macchia mediterranea. Qualche leccio assume forma arborescente, e si raduna in boschetti ombrosi negli accumuli di suolo tra le rocce. I rimboschimenti di pino danno una nota di verde cupo, per alcuni dissonante, in un contesto di apparente naturalità, dove tuttavia l'uomo ha sempre segnato, con il pascolo e con la guerra, gli elementi del paesaggio.
Ma l'aria che si respira a Caprera non è quella di una semplice oasi di natura incontaminata. La presenza dello spirito di Garibaldi conferisce a questi luoghi una solennità di indicibile pregnanza. Una sensazione di smarrimento e di distanza dal mondo si miscela, senza stemperarsi, con l'impressione di respirare la Storia.

 

Ogni metro quadrato profuma di mirto e di polvere da sparo, e nel vento pare di cogliere l’eco delle schioppettate e dei ferri di cavallo che calcano al galoppo le rocce affioranti.
Giuseppe Garibaldi. Basta questo nome per dire tutto. Il Generale ebbe una vita talmente densa e intensa da divenire leggenda vivente. Ai suoi tempi, fu sicuramente la personalità più conosciuta al mondo. Era ammirato e venerato dai popoli in rivolta, dai rivoluzionari, così come dai grandi governanti e dagli intellettuali. La memoria di Giuseppe Garibaldi non è soltanto un patrimonio della Nazione, ma il suo valore travalica i confini nazionali, fino a divenire patrimonio di un'umanità ancora oggi in cerca di grandi uomini paradigmatici.
Come marchiato dal destino, Garibaldi nacque il 4 luglio del 1807, 31 anni dopo la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, e morì il 2 giugno del 1882, 64 anni prima che l'Italia unita scegliesse di essere Repubblica. Garibaldi, raccontano gli storici, si innamora dell'isola in un periodo di grande dolore, sicuramente gli anni più difficili della sua avventurosa esistenza. Siamo nel settembre del 1849, e il Generale ha evitato per un soffio la cattura e la morte, braccato da cinque eserciti, fuggendo dalla Repubblica Romana. Ha perso l'amatissima Anita sulle spiagge di Comacchio e, in compagnia di un solo uomo, il fedelissimo Capitano Leggero, ha traversato tutta la Romagna e la Toscana.
Dopo il salvamento in terra ligure, la sua scomoda presenza è destinata all'esilio e, durante il viaggio verso la Tunisia, sbarca temporaneamente sull'isola della Maddalena, terra natale del Capitano Leggero, e vi trascorre assieme a lui un periodo breve, ma felice.

 

Fu grazie ad un lascito ereditario del fratello, che Garibaldi riuscì a coronare il suo sogno di un buen retiro di mare e solitudine, ed acquistò parte dell'isola, costruendo una casa in stile sudamericano. La restante parte dell'isola gli fu regalata da cittadini inglesi, che organizzarono appositamente una raccolta di fondi.
Garibaldi visse a Caprera apparentemente lontano dalle eco delle vicende politiche, anche se in realtà la sua casa fu meta di numerosi personaggi dell'epoca, che andavano a visitarlo e a ricevere da lui consigli e direttive sulle azioni politiche da intraprendere sui fronti indipendentisti e rivoluzionari. Vi si ritirava per riposare e fare piani per le future imprese. Aveva fondato una sorta di comune, ispirata ai principi di Rousseau, basata sull'uguaglianza e sul lavoro. Allevava numerosi animali, tra cui i famosi quattro asini, cui era molto affezionato, ma che aveva appellato irriverentemente con i nomi invisi: Pio Nono, Napoleone Terzo, Generale Oudinot e Immacolata Concezione. Particolarmente dolorosa per lui fu la morte dell'amatissima cavalla Marsala, sepolta in una tomba poco distante dalla casa. Sull'isola di Caprera il Generale sviluppò il suo amore per la natura e per gli animali, tanto da divenire di fatto vegetariano, per non volersi più cibare di ciò che egli stesso allevava.

 
 
 

La riserva naturale e il Corpo forestale dello Stato

 

La grande valenza storica e naturale dell'Isola di Caprera indusse lo Stato a dichiararla Riserva orientata. La sorveglianza e la gestione furono allora affidate al Corpo forestale dello Stato che, con l'istituzione di un comando stazione in località Stagnali, vicino alla casa di Garibaldi, tornò nel 1980, dopo quasi dieci anni di assenza, ad avere un presidio in Sardegna.
Negli anni '80 il Comando Stazione era un punto di riferimento per le istituzioni dello Stato, quando la figura di Garibaldi era tornata all'apice della filosofia politica di quel tempo. Il 2 giugno, Festa della Repubblica e anniversario della morte, le celebrazioni erano degne del grande eroe nazionale e, oltre alle massime cariche dello Stato, giungevano sull'isola i garibaldini di tutto il mondo.
Nel 1996 la Riserva naturale orientata decadde con l'assorbimento dell'area all'interno del Parco Nazionale dell'arcipelago della Maddalena. Lo Stato rinunciò ad un presidio diretto di tutela ambientale in Sardegna, ma i forestali proseguirono la loro opera di sorveglianza dal Posto Fisso alle dipendenze dell'UTB di Follonica, fino al 2011.

 

La limpida e nobile figura di Garibaldi rappresentò, col passare degli anni, sempre meno un punto di riferimento etico e pragmatico. Le spiagge presero lentamente il sopravvento sulla memoria, ed oggi si vedono più frequentemente turisti, a volte un po' vocianti e maleducati, che camicie rosse.
Attualmente il reparto di Caprera continua a vegliare e custodire questa piccola isola nell'isola, questo paradiso naturale, questo massimo santuario laico della memoria e dell'identità nazionale. La casa di Garibaldi è quasi un tempio, e si percorre in silenzio tra i cimeli della storia. Il calendario nella camera dell'Eroe è fermo a quel fatidico 2 giugno 1882, quando Garibaldi spirò la sera alle 18 e 20, guardando il mare, al canto di due uccellini che si erano posati al suo davanzale.
La sua tomba, sormontata da un blocco di granito, è nel cimitero di famiglia poco sotto la casa. Per 100 anni è stata vegliata da un picchietto d'onore della Marina.
I tutta l'isola si trovano le rovine di vecchie istallazioni belliche: fortini, rifugi, depositi di munizioni e caserme. Tutto è rimasto fermo nel tempo.
Sulla parte superiore dell'Isola, nel Forte Arbuticci, è stato aperto da pochi anni il Memoriale, uno spazio interattivo e multimediale che illustra percorsi tematici sulla bellissima vita di Garibaldi.