1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
stemma della rivista Natura - La nuova rivista del Corpo Forestale dello Stato
Contenuto della pagina
 
 

La vipera delle nebbie

 
Testo e foto di Andrea Baldi
Coordinatore CTA Parco Nazionale Val Grande
 
 

Trovata di recente una nuova specie di Vipera nelle alpi piemontesi, nella zona un tempo abitata dall’antico popolo dei Walser.

 

La mattina è fresca ed il sole tarda a farsi strada tra le nebbie che salgono lungo la valle… il profumo dell’erba bagnata si mescola a quello dei rododendri. Non sembra il clima ideale per un rettile, eppure, tra i cespugli ed i ghiaioni qualcosa si muove lentamente. L’occhio attento dell’erpetologo scorge qualcosa, una coda, lespire contratte alla ricerca di un pò di calore: è un giovane esemplare di Vipera walser che sta cercando discaldarsi dopo la brinata della notte.
Ci avviciniamo lentamente per non disturbare l’animale: si tratta di una femmina intenta a termoregolarsi, ovvero a raggiungere la temperatura che le consente di riattivare il metabolismo.L’emozione è forte. Siamo immersi in uno scenario unico, a 2000 metri di quota.Intorno a noi cascate e dirupi. Davanti a noi, un piccolo animale immobile: uno dei pochi rappresentati di una rarissima specie, di cui, fino a poco tempo fa, non si conosceva l’esistenza.



Il disegno e la livrea di Vipera walser
Il disegno e la livrea di Vipera walser

La “scoperta” di una nuova specie è un fenomeno rarissimo, in zone come l’Europa, e l’Italia in particolare dovela ricerca e la classificazione delle specie viventi ha origini antiche. Se si aggiunge che nel nostro caso si tratta di un vertebrato ovvero di un animale superiore, l’evento assume proporzioni ancora più rilevanti. Il nome per estesodella “new entry” è Vipera walser (Ghelmi, Menegon, Marsden, Laddaga & Ursenbacher): tra parentesi gli autoridella specie ovvero i “padri” della scoperta, un gruppo di ricercatori chehanno collaborato per la classificazione ed il complesso delle ricerchenecessarie per la definizione del nuovo taxon (Taxon (pl. Taxa) o unità tassonomica,è un termine che indica un gruppo di individui distinguibili per caratteristiche morfologiche e genetiche da altri e distinguibili come unità sistematica. Nel caso presente la specie Vipera walser, distinta dalle altre specie).


Come è possibile che, in un luogo come l’Italia sia “sfuggita” una specie, per di più di un animale come la vipera? Il motivo di questo “giallo naturalistico” si deve ricercare nell’aspetto del rettile. In Italia vi erano, sino ad oggi, quattro specie di vipera: Vipera aspis (Linneo 1758) diffusissima in tutti gli ambienti; Vipera ammodytes (L. 1758), la viperadal corno, nelle Alpi orientali, dal caratteristico corno sul muso; la piccola Vipera ursinii (Bonaparte 1835), negli Appennini centrali, e, nelle Alpi, Vipera berus (L. 1758) o marasso. Proprio con quest’ultima è stata sempre confusala “walser”, una sorta di “Mimetismo scientifico”. In verità già nel 1930 ilnaturalista genovese Felice Capra, inviato dal Museo di Storia Naturale “Giacomo Doria” a caccia di esemplari in Piemonte, notò che le vipere “berus” di quella zona apparivano un po’ diverse da quelle presenti in altre zone.

 
Vipera walser. Il colore chiaro della cornea è dovuto all’approssimarsi della fase di muta.
Vipera walser. Il colore chiaro della cornea è dovuto all’approssimarsi della fase di muta.

All’epoca non esistevano gli studi sulla genetica e le attente osservazioni del naturalista restarono “nel cassetto” per ottanta anni finché i ricercatori tornarono a studiare con metodi moderni la vipera dei rododendri scoprendo la differenza tra i due taxa.
Vipera walser. Il colore chiaro della cornea èdovuto all’approssimarsi della fase di muta.
Gli studi sulla genetica dellawalser hanno dato risultati stupefacenti: la nuova specie, molto simile a Vipera berus solo nell’aspetto, di fatto è molto “distante” dal punto di vista genetico. Al contrario appare molto simile geneticamente ad alcune specie di vipere presenti nella catena del Caucaso. Le ipotesi sulla storia evolutiva della specie sono ad oggi invia di valutazione. La singolare distanza geografica della walser dai suoi“parenti serpenti”, porta a pensare a una sorta di deriva lungo l’asse estovest, fino a che la specie nostrana si è attestata nelle attuali Alpi. Iperiodi glaciali, con i relativi cambi climatici,inoltre hanno frammentato e spinto ulteriormente le specie in aree di rifugio: come a bordo di una immensa zatterail taxon che sarebbe diventato Vipera walser si è spinto alla ricerca di territori idonei per le sue caratteristiche biologiche. Un elemento di rilievo è quello legato alla diversa capacità che hanno le specie di occupare determinate nicchie ecologiche, ovverodi insediarsi ed adattarsi alle caratteristiche climatiche ed ambientali di un habitat. Come è stato ricordato,in Italia l’aspide o Vipera aspis, è diffusa pressoché in ogni ambiente, dal livello del mare fino a oltre i 2000 metri di quota. E’ un classico esempio di una specie a grande “valenza ecologica”,ovvero in grado di adattarsi a climi, ambienti e fattori biotici differenti. Vipera walser al contrario sembra estremamente specializzata, legata quindi ad ambienti dal clima montano umido,con diffuse precipitazioni e temperature medie basse. Vivere in montagna significa avere un periodo di attività più breve rispetto a specie che vivono aquote inferiori. Inoltre la biologia dell’animale nel suo complesso risente delbreve periodo di vita attiva durante la stagione estiva; il metabolismo, il periodo dell’accoppiamento, le possibilità di nutrimento sono concentrate in pochi mesi. Tutti questi fattori, oltre all’areale estremamente ridotto in cui è stata trovata, ci portano a definire la fragilità della specie dal punto divista biologico e la necessità di inserimento del taxon nelle liste rosse degli animali minacciati di estinzione.

 
Due specie di vipere a confronto: a sinistra una grossa femmina di Vipera aspis, gravida (si nota il rigonfiamento dell’addome), a destra una giovane femmina di Vipera walser
Due specie di vipere a confronto: a sinistra una grossa femmina di Vipera aspis, gravida (si nota il rigonfiamento dell’addome), a destra una giovane femmina di Vipera walser

Tuttavia la piccola vipera dei rododendri è soggetta a ben altre e più insidiose minacce.
Una specie nuova e rara può essere estremamente ambita dai collezionisti, soprattutto nei fiorenti mercati direttili del nord Europa. In paesi come la Germania non è vietato, al contrarioche in Italia, detenere animali velenosi. Cacciatori di serpenti disposti abattere palmo a palmo i versanti alla ricerca di vipere possono determinare,per la “walser” una vera e propria minaccia diretta. Per la rarità della specieanche nel suo habitat ideale, il prelievo di pochi esemplari può costituire una catastrofe. Sono animali che si spostano pochissimo nel corso della loro vita,per cui il prelievo di alcuni individui da un sito può determinare la scomparsadella specie per lunghi periodi. Per questo motivo il Corpo Forestale dello Stato, in collaborazione con gli stessi scopritori della specie sta attivando una serie di azioni di sistema per la tutela di Vipera walser. Nelle diverse competenze si stanno completando lo studio dell’ecologia della specie, in collaborazione con l’Università diTorino, la verifica dell’areale anche in zone limitrofe, ma anche la definizione di una rete di controllo sulla presenza di eventuali bracconieri e da
attività illecite, senza dimenticare le possibilità di sviluppare progetti dieducazione ambientale sul territorio ed ogni altra azione volta alla tutela.
La piccola vipera dei rododendri,con i suoi misteri e la sua estrema fragilità è l’ultimo dei tesori della biodiversità italiana e deve essere tutelata in tutte le sedi e con ogni mezzo,per garantire un prossimo futuro a questo affascinante rettile.