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stemma della rivista Natura - La nuova rivista del Corpo Forestale dello Stato
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Il business dell’illegalita’ ambientale

 
di Rossella Muroni (Presidente Legambiente)
 
 

La nuova legge rappresenta uno strumento decisivo per punire gli eco criminali in grado di supportare efficacemente il lavoro di indagine portato avanti dalle Forze dell’Ordine

 
 

Nel Belpaese il business dell’illegalità ambientale rappresenta una voce consistente dell’economia criminale. Ma in questi anni Forze dell’Ordine specializzate hanno portato avanti un sapiente lavoro di indagine erepressione. La criminalità ambientale, infatti, ha saputo adattarsi ed evolversi senza subire gli attacchi della crisi economica. Ha diversificato le attività e ampliato i territori d’azione, continuando a guadagnare sulla pelle dei cittadini e delle generazioni future. L’attività di contrasto ha richiesto quindi competenze e specializzazioni precise, che insieme all’approvazionedella legge che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel codice penale (22maggio 2015, n. 68), ha permesso l’avvio di una nuova stagione di contrasto agli ecocriminali. Questa legge, approvata lo scorso anno dopo 20 anni di battaglie ambientaliste e frutto di un percorso tortuoso e faticoso,introducendo sei nuovi delitti ambientali nel codice penale, legittimafinalmente anche nel nostro Paese l’ambiente come bene comune da preservare,riconoscendo i reati contro di esso come profondamente lesivi per il benesseredelle persone e quindi punibili in maniera adeguata.I risultati di questa “rivoluzione diciviltà” non si sono fatti attendere. Come evidenzia l’ultimo dossier di Legambiente “Giustizia è fatta”, grazie alla legge 68/2015 le Forze di Polizia e le Procure d’Italia hanno avviato una nuova stagione di contrasto agli ecocriminali che sta già dando i suoi frutti: dal 29 maggio 2015 (giorno dientrata in vigore della norma) al 31 gennaio 2016, su un totale di 4.718 controlli effettuati, sono stati registrati 947 reati penali e amministrativi, con 1.185 persone denunciate e 3 arrestate, con il sequestro di 229 beni per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro.

 
 
 

Inoltre, si sono registrate 30 contestazioni di disastro ambientale, con la denuncia di 45 soggetti, 11 casi di impedimento al controllo, 12 casi di delitti colposi e 2 ipotesi di delitto di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale. Tra i reati contestati in base alla nuova legge anche 774 reati contravvenzionali che non comportando pericoli o danni alle risorse ambientali, prevedono un meccanismo amministrativo di estinzione della pena, con la denuncia di 948 persone, 3 arresti e 177 sequestri per un valore di 13,2milioni di euro, che hanno riguardato quasi tutto il territorio nazionale, con le regioni Lazio e Campania in testa. Dopo decenni di attesa, quindi, il Paese può contare su una normativa in grado di supportare efficacemente il lavoro di indagine portatoavanti dalle Forze dell’Ordine, chiamate oggi a un’attività di contrasto sempre più qualificata e specializzata, in grado di operare in contesti e a livelli diversi. Perché l’ecomafia prolifera ancora nei settori cosiddetti tradizionali dei rifiuti e del cemento, ma con figure nuove, difficilmente identificabili da occhi non esperti: c’è il trafficante dei rifiuti che ha reso questa attività un affare per tutti gli anelli della catena o l’imprenditore edile che favorisce il controllo diretto delle famiglie mafiose sugli appalti più succulenti. Ci sono anche l’uomo del supermarket che, attraverso le casse dei supermercati, ricicla ingenti quantità di denaro per conto della mafia e il funzionario pubblico e il “colletto bianco”, che svolge un ruolo fondamentale negli uffici delle pubbliche amministrazioni e degli enti, quando si tratta di rilasciare un permesso, un’autorizzazione, una licenza. Poi ci sono il tecnico, l’esperto e il consulente, spesso superprofessionisti utili per estendere il raggio dei propri business, mentre negli ultimi anni è comparsa la figura dello sviluppatore, professionista legato agli affari illeciti della green economy,esperto conoscitore dei meccanismi di sviluppo delle rinnovabili. Ad ampliare il business dell’ecomafia partecipano poi il truffatore agroalimentare che, ai danni della salute dei consumatori, etichetta e vende prodotti di scarsissima qualità, scaduti o addirittura nocivi, sotto false diciture; il contrabbandiere di cuccioli o il mercante di archeomafia che, avvalendosi di squadre dicercatori, saccheggia i siti archeologici per rivendere anfore e statuette sul mercato nero degli appassionati del genere. Se la nuova legge rappresenta allora uno strumento decisivo per punire gli ecocriminali, la nuova struttura dedicata alle indagini e alla repressione dei reati ambientali, nata dalla necessità di razionalizzazione delle Forze di Polizia, dovrà valorizzare al meglio le competenze e l’esperienza del Corpo forestale dello Stato e del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, da sempre tra i più agguerriti e organizzati nella lotta contro tutte le forme di criminalità ai danni dell’ambiente con gravi conseguenze sulla collettività. Le capacità e le competenze che hanno garantito sino ad oggi il successo di numerose indagini e la tutela effettiva del territorio, potranno estendersi e perfezionarsi ancora nella istituzione di un vero corpo di polizia contro i crimini ambientali.